126-La piccola grande Fiat

Concepita come la moderna sostituta per 500 e 600, la Fiat 126 fu presentata al Salone dell’automobile di Torino del 1972.

Meccanicamente ispirata alla 500, la Fiat 126 era “simile alla 127 nella linea” e sembrava destinata, come scriveva Panorama Auto nel 1973, “a prendere il posto lasciato libero dalla 600 e dalla 500L. Rappresenta tuttora l’unico riuscito tentativo di minivettura europea adatta sia alla città che ai percorsi extraurbani”.

Venduta a 841.120 lire (contro quasi 700.000 della vecchia 500), la 126 era anche un’ottima alternativa a Mini e A112, più scattanti e grintose ma anche decisamente più costose (superavano entrambe il milione). Tra i pregi del modello 1973, l’estetica moderna e funzionale, l’affidabilità e la maneggevolezza. Di contro, l’auto era abbastanza rumorosa, le marce non erano sincronizzate e il bagagliaio non era particolarmente grande. Ottimi i consumi con 19 km/l, buona la velocità di punta di 105 km/h.

Complice l’inflazione, il prezzo della 126 andò aumentando negli anni, arrivano a 1.232.000 lire già nel 1975. Tra i “contro” indicati da Panorama Auto di quell’anno, infatti, di fianco ai mai risolti problemi di rumorosità e capienza appariva anche il “prezzo sostenuto”; con sole 360.000 lire in più, si poteva avere la più valida Innocenti Mini, più veloce e con un posto a sedere in più.

La piccola Fiat, comunque, fu prodotta a lungo (in Italia fu venduta fino al 1991, in Polonia, dove fu popolarissima, addirittura fino al 2000), e conobbe vari aggiornamenti e versioni nel corso degli anni.

Alle novità 1980 della 126 dedica ampio spazio anche il “Corriere dell’Autoriparatore”, con due belle pagine dedicate agli eleganti allestimenti “Red e Brown”.

Le due nuove versioni, che seguivano le serie speciali “Black” e “Silver” del 1979, avevano lo scopo di “soddisfare ugualmente la domanda di tutti i consumatori indirizzandone però le scelte verso un assortimento meno frastagliato”.

Le nuove 126 univano alla praticità di sempre una ricerca stilistica di tutto rispetto, perché “la vettura di città non deve essere solo pratica, economica e semplice, ma deve anche avere un’immagine esclusiva, essere di gusto e fare moda”.

Pensate per i neo-patentati, ma anche come seconda auto per la famiglia, la “Red” e la “Brown” erano “curate nel dettaglio e sofisticate stimolanti ed esclusive”. Con queste versioni, la Fiat 126 assumeva una veste diversa, elegante e sofisticata, abbandonando il ruolo di auto “tuttofare” “che presto occuperà la Panda”.

Caratteristiche principali delle due versioni, come diceva il nome stesso, i colori e gli allestimenti. La “Red” aveva un’elegante carrozzeria bordeaux, “con fasce paracolpi, paraurti e cerchi di colore grigio”. Internamente, “i sedili sono rivestiti di tessuti spigato beige e rosso”, con “schienale in fintapelle rosso bordeaux”. In tinta erano anche i rivestimenti delle portiere, la plancia e la moquette.

Analogamente, la “Brown” era “di colore marrone piuttosto caldo” con particolari in beige.

Oltre al lato estetico, gli allestimenti erano “arricchiti con una dotazione di serie che comprende poggiatesta regolabili sui sedili anteriori”, spie aggiuntive e specchietti moderni, “leva del cambio anatomica”, antifurto e altri particolari, tra cui luci di retromarcia incorporate, “vetri atermici” e tappo del serbatoio con serratura.

Insomma, la 126 nei primi anni ’80 andava in cerca di una maggiore raffinatezza ed eleganza, che le permise di rilanciarsi nel mercato europeo.

Dopo gli ultimi aggiornamenti di fine decennio (tra le novità più importanti, il nuovo motore a sogliola del 1987, che permise la creazione di un ampio vano bagagli posteriore), la piccola Fiat abbandonò i mercati occidentali, resistendo però ancora a lungo nell’Europa orientale. Sostituita dalla meno fortunata Cinquecento, ne furono prodotti ben 4.600.000 esemplari tra il 1972 e il 2000.

Marco Mocchetti

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