Lauro Micozzi, l’uomo dietro alla Collezione di moto storiche

La passione di una vita

Si dice che le passioni che coltiviamo durante la gioventù ci accompagneranno per tutta la vita, e a proposito di questo, vi vogliamo raccontare una bella vicenda: è la storia della Collezione di moto storiche Micozzi a Macerata, che conta più di 45 esemplari, principalmente Ducati.

La Collezione prende il nome dal fondatore, Lauro Micozzi ed è nata da un vero e proprio colpo di fulmine che ha dato simbolicamente il via ad una serie di acquisizioni… Volete sapere di quale moto si tratta?

Un salto nel passato…

Lauro Micozzi era un pilota, restauratore, meccanico e appassionato di due ruote, al punto che “se avesse veduto una moto che gli piaceva avrebbe fatto di tutto per averla. L’ultima “pazzia” nel 2008 quando uscì la Desmosedici RR”, come ci racconta il figlio in merito al padre da pochi mesi scomparso.

La prima vera moto di Lauro fu il “Cardellino 65” della Moto Guzzi, con il quale il diciassettenne “scorrazzava per tutta l’Italia in largo e in lungo dove vi erano corse di moto. Da Monza 1956-57 a tutti i circuiti cittadini dell’Emilia-Romagna, Marche, etc.”. A questa ne seguirono altre, tra cui una Moto Guzzi V7 e una Laverda 750 SFC elettronica con cui iniziò le prime gare per moto derivate di serie, a cui seguirono poi solamente Ducati, moto a cui è principalmente dedicata la Collezione che perviene a noi oggi.

La Bimota del 1976

Facciamo un salto indietro nel 1976, anno in cui una moto fece perdere la testa al giovane Lauro e che rappresenta a tutti gli effetti il punto di origine della Collezione Micozzi.

“Nel 1976 verso fine anno, la Bimota pubblicò una foto di una moto senza motore. Il motore da applicare era un motore 250 cc Aermacchi Harley Davidson 2 cilindri, 2 tempi raffreddato ad acqua. Era bellissima, me ne innamorai subito. Misi in vendita la mia Laverda 750 SFC elettronica primo modello 1975 con cui gareggiavo nelle derivate di serie per poter acquistare la ciclistica Bimota”

Sì, avete capito bene, il colpo di fulmine fu tale che il Signor Micozzi decise di mettere in vendita la moto con cui era solito gareggiare per acquistare il nuovo mezzo!

Alla Bimota però come già anticipato, mancava il motore ed ebbe così inizio una lunga ed estenuante ricerca. Tutti i motori HD 250 destinati all’Italia li aveva infatti presi la Bimota ed erano, oltre che difficili da trovare anche molto costosi: “Dopo qualche settimana da Varese ci fecero sapere che tutti i motori HD 250 destinati all’Italia li aveva presi la Bimota. Ci tengo a precisare che all’inizio la ciclistica Bimota costava 2 milioni e duecentomila lire ed il motore a Shiranna 2 milioni, per un totale di 4 milioni e duecentomila lire.”

La ricerca fortunatamente si concluse con successo un paio di anni dopo, non senza dispendiose trattative… “ci informarono che la ciclistica l’avrebbero consegnata completa di motore per un totale di 7 milioni e 100 mila lire. Mi prese un colpo!! Pensate che una Yamaha 4 cilindri 500 GP costava all’epoca intorno ai 9 milioni di lire. […] In tasca avevo solo due milioni. Chiesi a Giuseppe Morri se fosse possibile pagarla con le cambiali. Rispose che ci doveva pensare e che mi avrebbe richiamato. Dopo 15 giorni, mi contattò confermandomi che era possibile pagare ratealmente e che la moto era pronta.”

Tuttavia, la vita in compagnia del mezzo fu breve e la moto venne a sua volta rivenduta qualche anno dopo.

La fine delle corse

La prima corsa sulla Bimota fu nel 1977 e a proposito di questo il Signor Micozzi ricorda: “Feci la prima gara a Vallelunga con il motore usato da Venanzi nel Mugello 1977. A me, abituato con le moto da 170 kg e più̀, la Bimota mi sembrava un giocattolo. […] Fine ‘77 inizio ’78 feci anche due gare endurance di campionato europeo 1000 km. Alla fine del 1978 vendetti la Bimota ed acquistai un Ducati 750 SS carter quadro.”

A causa di un infortunio Lauro dovette smettere di gareggiare nel 1983 – un anno dopo iniziò la ricerca delle moto che lo accompagnarono in quel bellissimo viaggio di pilota, in particolare le Laverda 750 SFC e la Bimota HD. Ancora una volta la caccia alla Bimota fu intensa, era un pezzo davvero difficile da trovare. La chiamata fortunata arrivò da Nando De Cecco, ex pilota Ducati TT F1, disposto a vendergli proprio l’amata moto che tanto stava cercando.

La stessa moto attirò anche l’attenzione del Dott. Orsi della casa d’aste Finarte di Modena: dopo una iniziale trattativa in cui Lauro si era dimostrato contrario alla cessione del bene l’affare venne concluso e in merito a questo vi riportiamo un aneddoto da un’intervista al Signor Micozzi che può esser considerato come il filo conduttore di tutta questa storia: “Quando il dott. Orsi partì con la moto sopra il carrello alla volta di Modena, mi misi a piangere. Mio figlio, ancora giovane, mi disse “ma babbo, è una moto!” Gli risposi che tutte le moto non erano uguali. […] Per mia fortuna la moto per 1 milione non raggiunse il prezzo stabilito e la riportai a casa.”

Poche parole semplici, che sono in grado di incarnare l’essenza della passione genuina di una vita.

Questa storia si conclude con la vendita della Bimota a Giorgio Sarti, collezionista italiano di Bimota considerato secondo Lauro “l’unica persona idonea a tenerla e non farla uscire dall’Italia”, la cui vendita è stata fondamentale per il sostentamento economico e la crescita dell’attuale collezione.

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