La Amoco in Norvegia: tra feste stravaganti, spie e aragoste

Il boom petrolifero della Norvegia ebbe inizio alla fine degli anni ’60, in particolar modo dopo la scoperta del giacimento di Ekofisk, tra i più ricchi al mondo, da parte della Phillips Petroleum.

Tra le maggiori compagnie del paese vi era senz’altro la Amoco, nota non solo per le sue attività, ma anche per le stravaganze e il lusso dei suoi eventi e celebrazioni.

Ripercorriamo la sua storia, utilizzando anche i materiali degli amici del Norsk Oljemuseum di Stavanger.

Le origini: feste di Natale e spionaggio industriale

La Amoco Norway fu fondata nel 1965, quando fu avviata una collaborazione con la NOCO (Norwegian Oil Consortium, la prima società petrolifera norvegese privata), assieme alla quale diede vita alla AmocoNoco, a lungo impegnata nella ricerca e nello sfruttamento dei giacimenti nel paese.

Nel 1974 la compagnia americana trasferì la propria sede locale a Stavanger (cittadina che oggi ospita il Norsk Oljemuseum).

Qui fu avviata una delle manifestazioni tipiche della Amoco norvegese, che sarebbe durata fino alla fusione della compagnia con la BP alla fine del secolo. Si trattava della lussuosa festa di Natale per i dipendenti all’Atlantic Hall; all’inizio, gli ampi locali dell’hotel accoglievano con facilità gli allora 40 impiegati dell’azienda, ma continuarono ad essere utilizzati anche quando, con l’aumento dei lavoratori, i party iniziarono a farsi più “stretti” (ma non meno eleganti!).

Tra il 1974 e il 1975 arrivò la svolta, con la scoperta degli importanti giacimenti di Hod e Valhall; le informazioni che guidarono l’esplorazione dei due siti furono in parte ottenute sfruttando i dati sismici rilevati dalle compagnie petrolifere concorrenti, tenute sotto stretta osservazione dalla Amoco grazie ad un peschereccio in incognito. I metodi poco ortodossi suscitarono diverse polemiche in Norvegia, in quanto considerati ai limiti dello spionaggio industriale.

Gli anni ’80: tra eventi spettacolari e crisi

L’inizio delle attività a Valhall avvenne nel 1982, accompagnato da una sontuosa (e costosa!) cerimonia di inaugurazione. Al fastoso banchetto furono invitate 240 persone, tra dirigenti, politici e autorità locali. Il menù, ricercatissimo per l’epoca, prevedeva un antipasto a base di foie gras, seguito da succulente aragoste e, per dessert, prelibate fragoline francesi; il tutto, ovviamente, annaffiato da abbondante champagne d’annata. Restio a tenere discorsi pubblici, l’AD Robert Schlup preferì accompagnare la cerimonia con una serie di proiezioni e diapositive (usando 12 moderni proiettori), musica e giochi di luce, limitandosi a dare agli ospiti uno stringato benvenuto. Per farla breve, un discorso brevissimo ma costoso!

Aragoste locali, provenienti da Kvitsøy, vengono servite alla cena di inaugurazione (foto: BP/NORWEGIAN PETROLEUM MUSEUM

Una simile cerimonia si tenne in seguito anche per i dipendenti, allietati dalle note di celebri musicisti norvegesi.

Lusso a parte, gli anni ’80 furono però un periodo complicato per la compagnia in Norvegia, con ricavi altalenanti al di sotto le aspettative e diversi contrasti con il governo riguardanti le tasse.

Con la fine del decennio, la società introdusse una filosofia gestionale più moderna, atta a stimolare la creatività dei dipendenti con eventi, incontri e incentivi; essa ridusse però anche la sicurezza degli impiegati, rendendo il posto di lavoro più incerto.

Gli ultimi fasti e la fusione con BP

Durante gli anni ’90, la compagnia tornò a crescere e fatturare utili; l’aumento del numero di lavoratori rese però insufficienti gli spazi aziendali. Fu così che nel 1994 fu inaugurata la nuova, bizzarra sede della Amoco norvegese; il moderno edificio – che doveva simboleggiare il nuovo slancio della società – era caratterizzato da un’originalissima sala mensa a forma di chiglia di una nave.

L’edificio sede della Amoco a Stavanger, con la caratteristica sala mensa (foto: NORSK FLY & FLYFOTO/NORWEGIAN PETROLEUM MUSEUM)

Tale slancio, tuttavia, fu bruscamente interrotto nel 1998 con la notizia della fusione della Amoco con BP; un fulmine a ciel sereno, che colse di sorpresa anche i vertici della filiale norvegese.

L’operazione, che avrebbe causato un drastico ridimensionamento del personale di entrambe le società, portò grande incertezza – e anche una certa malinconia – tra lavoratori e sindacati.

Il 31 dicembre 1998, prima dell’unione formale con la BP (che avrebbe pochi anni dopo portato alla scomparsa del marchio della storica “torcia”), la Amoco volle chiudere in bellezza la sua storia norvegese, con l’ultima delle sue feste stravaganti. Il nuovo anno fu festeggiato nella “chiglia” della sala mensa, in un clima surreale fatto di lacrime e risate amare. Ai dipendenti, invitati assieme alle consorti, furono distribuiti fazzoletti con bordi neri e calici a forma di corno con la scritta “The End”.

La nuova gestione BP, all’insegna di una maggiore sobrietà, avrebbe abolito la storica festa di Natale aziendale (anche per rispetto nei confronti del personale licenziato) e rinunciato al bizzarro edificio sede della Amoco, che fu venduto ad altre aziende. Insomma, anche per il mondo petrolifero norvegese la fine del secolo coincise con la fine di un’era.

Marco Mocchetti

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