1966: quando l’Arno travolse (anche) i benzinai

Il 4 novembre 1966 in Italia è passato alla storia come il giorno delle alluvioni; il disastro di Firenze in primis, dove lo straripamento dell’Arno danneggiò gravemente la città provocando 35 morti, ma analoghi fatti avvennero anche in altre zone del paese, come Venezia, dove un’eccezionale acqua alta (194 cm!) causò 3 decessi.

Se questi disastri sono arcinoti, è interessante trovarne traccia anche nelle riviste petrolifere e automobilistiche conservate al Museo Fisogni, che restituiscono un’immagine di quei fatti dal punto di vista del mondo dei motori e delle società petrolifere.

Il coraggio dei gestori

Diverse pubblicazioni edite dalle grandi compagnie mettevano in risalto, con fotografie e didascalie, le conseguenze delle alluvioni per i benzinai colpiti.

Disastrati erano, ad esempio, le stazioni della Aral in Toscana e in Veneto. Le tragiche immagini, diceva la rivista “Aral Contatto”, erano “più eloquenti di qualsiasi frase di commento”.

Gli impianti toscani erano stati “completamente sommersi”, e nelle fotografie l’impressionante livello raggiunto dal fiume in piena era indicato con delle frecce. “La furia devastatrice dell’acqua si è abbattuta con notevole violenza”, portando i gestori, cosi come gli abitanti della zona, a “perdere tutto – e magari anche la vita”. “Non è rimasto ai nostri esercenti, come del resto a tutti coloro che sono stati colpiti dall’alluvione, che rimettersi al lavoro, pazientemente, per ripulire e riportare in efficienza gli impianti”.

Lavoro, questo, particolarmente difficile; non era infatti limitato a pulizie esteriori per “restituire la brillantezza all’impianto”, dovendo piuttosto ripristinare il corretto funzionamento delle attrezzature. “Ma la forza di ripresa dei nostri esercenti è stata davvero encomiabile. Non si sono lasciati perdere d’animo di fronte all’avversità del destino”, riuscendo a rimettere in funzione le proprie stazioni di servizio.

Analoghe erano le difficoltà incontrate dai colleghi veneti, specie in provincia di Treviso, dove sotto al “cielo plumbeo”, “la scena è d’una tristezza opprimente”, in cui l’acqua devastatrice ha lasciato il posto a “fango, detriti, desolazione”.

Non solo Aral, ovviamente. Anche gli esercenti delle altre compagnie dovettero far fronte ai medesimi problemi; “Lo Scudo BP”, ad esempio, sottolineava il “coraggio” dei gestori fiorentini della compagnia britannica, in un articolo dall’eloquente titolo “Nonostante tutto a Firenze”.

“Subito dopo che l’acqua calò”, il benzinaio di viale Gramsci, “che ha i suoi 65 anni, si mise al lavoro – anche se questo lavoro, in quel mare di fango puzzolente, sembrava una follia”. Il povero gestore si trovò anche ad affrontare un “distributore Gama impazzito per la melma penetrata nei suoi ingranaggi”; in questo poté però contare sul sostegno della BP, che lo aiutò nella risoluzione del problema.

Un collega, rimasto appiedato dopo l’alluvione e con l’impianto “quasi sfasciato”, “fece il giro dei clienti per dir loro che di lì a qualche giorno avrebbe riaperto. Come, non sapeva: ma avrebbe riaperto”. Stessa forza di volontà per un altro gestore, che aveva perduto in pochi attimi il nuovissimo impianto “Tecniservice” per la “diagnosi alle automobili”; fu ripristinato nel giro di due mesi.

Aiuti e solidarietà

Da queste riviste non ci vengono solo esempi di coraggio e forza d’animo, ma anche di solidarietà e generosità.

La BP, ad esempio, mise a disposizione 20 tonnellate di “BP 1002”, un prodotto “studiato per eliminare i residui oleosi” dalle spiagge ed utilizzato per ripulire alcuni importanti monumenti, tra cui il Battistero di San Giovanni.

La Fina, invece, stanziò un aiuto di oltre 6 milioni di lire, cui si univano i 2 milioni abbondanti raccolti dal personale. Gli 8 milioni e mezzo furono destinati in parte al fondo alluvionati del Ministero del Lavoro e in parte ai gestori della rete Fina e al “personale sinistrato”. A questi ultimi, inoltre, la società era disposta a concedere un ulteriore prestito senza interessi a copertura del 50% dei danni subiti, da rimborsare in 18 mesi.

Certo, come sottolineava la Aral, la ripresa si prospettava difficile; questo anche perché, “con i notevoli danni riportati dalle vetture dei fiorentini, gli impianti hanno perso anche molti clienti”.

Il problema delle auto alluvionate

Un’immagine delle auto devastate dall’alluvione

Proprio alle automobili alluvionate erano destinati gli articoli di “Auto italiana”, che contenevano notizie, consigli e suggerimenti, oltre alle raccomandazioni delle principali case automobilistiche.

Del resto, era chiaro fin da subito che i veicoli danneggiati costituivano un grave problema, e lo stesso Ministero dei Trasporti dovette diffondere delle indicazioni per “evitare che sia compromessa l’incolumità non solo dei conducenti ma di tutti gli utenti della strada”. In particolare prima di riportare un veicolo su strada bisognava “controllare l’efficienza”; serviva “particolare cura” per gli “organi di frenatura, quelli di direzione ed i dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione”.

Era insomma palese che molte delle “auto sommerse” erano ormai “condannate”.

Non solo per le spese di recupero, particolarmente elevate, ma anche per i danni provocati dall’acqua fangosa, spesso “tanto seri da compromettere irrimediabilmente la solidità dell’autovettura”.

Se per le auto con “evidenti danni alla carrozzeria e alle parti meccaniche” c’era ben poco da fare, anche quelle “soltanto sommerse dall’acqua e dal fango” non erano in una situazione migliore. Anzi, “una vettura che sia rimasta per qualche ora sommersa dall’acqua fangosa (e spesso contenente anche nafta ed altro) è da ritenersi praticamente inservibile”.

L’acqua, infatti, era penetrata “in ogni cavità”, compresi i cilindri del motore, rendendo ardua la sua rimessa in funzione. Gli interni erano condannati ad un perenne “odore di muffa”, mentre gli pneumatici rischiavano di essersi deteriorati a causa della nafta diluita nell’acqua, perdendo elasticità. “Anche l’impianto elettrico difficilmente potrà essere ripristinato senza una totale sostituzione dei cavi”, dovendo inoltre eliminare l’umidità anche “nei punti più impensati e nascosti”.

Ancora maggiori le difficoltà della parte meccanica. In questo cas era necessario uno smontaggio completo non solo del motore, ma anche “della trasmissione, le sospensioni, i freni, gli organi di sterzo, tutto”; questo, al fine di evitare ruggine e grippaggi.

“È un grave errore limitarsi ad una prima pulizia sommaria”; soltanto con una revisione totale ed approfondita si sarebbe potuto sperare di evitare danni strutturali al veicolo.

Insomma, trattandosi di “lavori difficili e onerosi”, la maggior parte delle automobili era realmente condannata alla rottamazione.

Gli aiuti delle case automobilistiche italiane…

Per far fronte all’emergenza, i vari costruttori, pubblicarono sulle pagine della rivista le proprie raccomandazioni, e soprattutto annunciavano aiuti per l’acquisto di nuove auto, solitamente riservati agli automobilisti già clienti del marchio.

La Fiat, “in considerazione che l’automobile è un mezzo di lavoro”, offriva un contributo fino al 40% per l’acquisto di una macchina nuova a chi avesse rottamato la vecchia a causa dell’alluvione. Erano inoltre previste particolari agevolazioni per i pagamenti rateali e per la riparazione di mezzi privati, agricoli e industriali.

La stessa casa italiana aveva perduto circa 1500 vetture nuove in attesa di consegna, che (“con una decisione che è prova di serietà e onestà”) aveva preferito rottamare piuttosto che recuperare.

La Lancia permetteva di permutare i veicoli irreparabili con altri nuovi, con uno sconto dal 10% al 40% a seconda del modello; i proprietari di una Fulvia coupé, ad esempio, avevano diritto ad una riduzione del 40%; in caso di Appia 3^ serie il bonus era del 30%, e così via, fino al 10% per i modelli Lancia al 1952. Anche in questo caso, erano previste facilitazioni per pagamenti rateali e finanziamenti.

L’Alfa Romeo si sarebbe personalmente occupata del “ripristino totale” delle auto riparabili; attrezzò ad Arese una speciale linea di lavorazione e garantì facilitazioni economiche e uno sconto del 40% sui ricambi. Per l’acquisto di un nuovo veicolo erano previsti sconti da 300.000 a 600.000 lire a seconda del modello; c’erano inoltre ulteriori agevolazioni per i pagamenti rateali. Caso raro, gli sconti valevano anche senza permuta dell’auto alluvionata!.

L’Autobianchi, oltre alla precedenza per i clienti alluvionati, assicurava uno sconto del 30% se l’auto da rottamare aveva meno di 5 anni, dal 20 al 25% per vetture più vecchie. Il “contributo di rottamazione” era di 30.000 lire per la Bianchina e di 50.000 lire per la Primula e la Stellina. Anche in caso di riparazioni erano previste delle scontistiche, e vi erano altre facilitazioni per i pagamenti rateali e l’assicurazione.

Auto travolte dall’Arno

La Innocenti istituì “sconti variabili fino al 40%”, oltre ad offrire gratuitamente il bollo di circolazione per il primo anno; agevolazioni del 25% erano invece previste per le riparazioni. La casa madre aveva inoltre deciso specifici aiuti anche “ai concessionari più colpiti” per favorire un “rapido ripristino” delle attività.

…e  di quelle straniere

Conclusa la rassegna delle case italiane, passiamo ora a vedere cosa prevedevano quelle straniere!

La Citroen aveva inviato a Firenze “un proprio reparto speciale per l’assistenza ai clienti”. Erano inoltre previsti sconti del 30% sui ricambi, oltre a “particolari agevolazioni in caso di acquisto di autoveicoli nuovi in permuta di autoveicoli danneggiati con finanziamento fino a 36 mesi senza anticipo”.

La DAF aveva invece predisposto il trasferimento a Milano dei veicoli sinistrati; vi erano sconti del 50% per le riparazioni e del 25% per l’acquisto di nuove auto.

La Ford aveva istituito “misure varie e notevoli, tra le quali particolari facilitazioni di pagamento e speciali sconti sulle parti di ricambio”. Nello specifico, lo sconto era del 20% sia per quanto riguardava ricambi e riparazioni, sia per l’acquisto di auto nuove. Anche la casa americana, poi, aveva “varato misure di emergenza” per soccorrere i concessionari italiani colpiti dall’alluvione.

Attiva anche la Volkswagen, che aveva predisposto “squadre di primo intervento” nei dintorni di Firenze per il recupero e la riparazione dei veicoli danneggiati, concedendo anche sconti su ricambi e manodopera (rispettivamente 15% e 8%). Erano inoltre forniti “in via provvisoria e gratuitamente speciali fodere per tutti i sedili” danneggiati dall’acqua. Agevolazioni erano previste anche per il pagamento rateale delle auto nuove, mentre per il prezzo d’acquisto “si è lasciata la competenza al concessionario di zona: ad esempio i concessionari di Firenze prevedono sconti sulla fattura del nuovo di oltre il 10%”, oltre a una vantaggiosa valutazione dell’usato da rottamare (con un vantaggio finale per il cliente attorno al 30%).

La NSU aveva invece deciso di erogare un contributo del 40% per l’acquisto di auto nuove (con facilitazioni per il pagamento a rate); a ciò si aggiungevano sconti del 25-30% per le riparazioni di quelle danneggiate.

Per la SAM-Renault, i concessionari toscani e veneti applicavano sconti sulle riparazioni (30% sulla manodopera e 15% sui ricambi) ed erano previse “agevolazioni particolari per i clienti che intendano acquistare una vettura nuova previa restituzione della vettura distrutta”.

Si distingueva la SIMCA, che aveva donato alla Croce Rossa due ambulanze; era inoltre previsto uno sconto del 40% per l’acquisto del nuovo, oltre alle (ormai “consuete”) facilitazioni per pagamenti rateali e riparazioni.

Pur con qualche ritardo, anche il colosso General Motors stabilì “varie agevolazioni per garantire un concreto aiuto ai suoi clienti”, tra cui “speciali sconti nelle permute di autoveicoli sinistrati con altri nuovi, nonché favorevoli condizioni di pagamento”.

“Misure straordinarie” anche per la BMW, con contributi che andavano da 150.000 a 400.000 lire a seconda del modello acquistato.

La Skoda infine, pur poco diffusa, offriva sconti del 50% sui ricambi e manodopera gratuita per le riparazioni.

Insomma, tutte le case automobilistiche attive in Italia, così come le società petrolifere, si attivarono per cercare di venire incontro alle esigenze degli alluvionati, clienti o esercenti che fossero!

Marco Mocchetti

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