BMW Serie 3 e Serie 5: i due bolidi degli anni ’70

Nel decennio dei cambiamenti, la BMW lanciò due modelli di straordinario successo

Anni ’70! Un’epoca di grandi cambiamenti sociali, politici e… automobilistici!

Proprio questo decennio vide la nascita di nuovi modelli di successo e un netto cambio di passo per molti costruttori. La Fiat, ad esempio, diede l’addio alla vecchia 500, mentre la Volkswagen trovò finalmente una valida erede per il Maggiolino, la Golf!

La prima della Classe… 5!

Tra le case automobilistiche più impegnate nel lancio di nuovi modelli vi era senz’altro la BMW; come testimoniano alcune riviste d’epoca conservate al Museo Fisogni, tra i modelli di punta della prima metà del decennio vi era la BMW 520 e, in generale, la nuova gamma Serie 5, lanciata nel 1972 per sostituire la vecchia Neue Klasse.

Primogenita della “famiglia”, la 520 era analizzata dalla rivista “Panorama Auto”, che esaminava pregi e difetti della nuova nata di casa BMW.

La BMW 520 secondo “Panorama Auto”

Va detto che, a inizio anni ’70, l’azienda tedesca era in forte crescita nel nostro paese, con un incremento del 35% nel solo 1972, grazie soprattutto ai ben rodati modelli del passato.

A settembre di quell’anno, però, arrivò la 520; con una “linea simile ma sostanzialmente riveduta” rispetto alla generazione precedente, e con vari progressi “nella carrozzeria e nella meccanica”, la “nuova 520” si caratterizzava per una “ricerca della perfezione in ogni dettaglio: e ciò partendo da uno standard già elevato”. Venduta nel 1973 al prezzo di circa 3 milioni e mezzo, era forse più costosa delle rivali Alfa Romeo e Fiat, ma era certamente una ventata di freschezza sul mercato.

Caratterizzata da una “linea sempre elegante” e ancora oggi apprezzabile, la 520 aveva “finiture molto accurate e ricercate in ogni dettaglio”, con “prestazioni quasi al vertice della categoria” coniugate a silenziosità e tenuta di strada. I consumi? 7,5 km/l

Tra le caratteristiche meno apprezzate dalla rivista c’era la linea che, seppur elegante, risultava troppo “simile ad altri modelli” BMW. Un’altra pecca erano i freni anteriori, che tendevano al bloccaggio, ma già nel 1974 tale criticità sembrava essere risolta.

La vettura si rivelerà un grande successo e conoscerà presto un ampliamento della gamma; tra le nuove versioni, la 525, che raggiungeva i 193 km/h, la 528 ed altri allestimenti ancora.

Complice l’inflazione, il prezzo della 520, come accadeva anche agli altri costruttori, subì un rapido incremento, superando in soli due anni i 4 milioni di lire. Nel 1974 fu però presentata anche la 518, variante più economica della Serie 5.

Tra crisi energetica e sviluppo

Gli anni ’70, tuttavia, furono anche il decennio della grande crisi energetica, che colpì duramente tutti i settori dell’economia, e in particolar modo quello automobilistico; di colpo, i grandi costruttori dovettero affrontare seriamente il problema dei consumi e dell’efficienza.

Una preoccupazione non da poco anche per gli automobilisti, che dovettero imparare “un nuovo modo per guidare”. “Un po’ d’aria in più nelle ruote, più leggerezza sull’acceleratore, maggiori controlli” e manutenzione: “si concilia il problema del risparmio con quello della sicurezza”.

Tra il 1973 e il 1974, come si legge su “Panorama Auto” uscirono “le ultime dei tempi d’oro”, ossia i modelli concepiti prima della grande crisi: moderne, sì, ma che rischiavano di risentire in parte “della grande svolta del mercato”. Tra questi, anche vetture celebri, come l’Alfasud, la Innocenti Regent, la nuova VW Passat e altre ancora.

Già nel 1975, però, il settore dava segnali di ripresa, e le case automobilistiche si erano ormai adeguate ai tempi; nell’industria tedesca, in particolare, Mercedes e BMW davano prova di ottima salute (a differenza della Volkswagen, un po’ in affanno).

Proprio la BMW aveva conosciuto un aumento degli ordini del 50% rispetto al 1974, e anche il settore motociclistico del marchio era in netta ripresa.

È proprio in questo contesto che si inseriva la nuova nata di Monaco: la Serie 3!

Piccola ed elegante: è la Serie 3!

A parlare ampiamente della Serie 3 fu “Quattroruote”, che dedicò alla nuovissima BMW ampio spazio tra le pagine del numero di settembre 1975.

Sostituta della Serie 02, la nuova famiglia di “piccole BMW” (316, 318, 320, ecc.) voleva garantire agli automobilisti “più comfort ed eleganza”.

La carrozzeria, con il suo “stile classico della BMW”, era “moderna e piacevole”, seppure con la pecca di essere disponibile “solo nella versione 2 porte”, come la serie precedente. Questa scelta, forse, non fu particolarmente azzeccata, dato che in questo modo “l’accessibilità è quella consueta di tutte le due porte, cioè poco agevole”.

Internamente, i sedili “duri” tipici delle case tedesche garantivano “un buon comfort nei lunghi viaggi” mentre la strumentazione, “ottimamente studiata”, era ispirata alla 520.

Buone anche le finiture, che portarono il giornalista a concludere che “la serie 3 punta molto sulla qualità”, testimoniata anche dall’efficace insonorizzazione dell’abitacolo… e dai prezzi! A seconda dell’allestimento, il costo variava dai 3,8 ai 4,8 milioni.

Brillante il motore e buona la guidabilità, bene anche il cambio e lo sterzo. Ma il vero passo in avanti era l’elevato grado di comfort, “che invece non costituiva una delle qualità della serie 2”.

Era confermata dunque la tendenza “di molte berline di temperamento sportivo” all’accentuazione delle “caratteristiche «familiari» pur mantenendo prestazioni brillanti”.

La Serie 3 nelle brochure del Museo Tullo Pezzo

Lo diceva anche la stessa brochure ufficiale; ne troviamo una copia nel ricco archivio del Museo Tullo Pezzo, nel mantovano, che espone un’importante collezione di vetture BMW dagli anni ’30 ad oggi, e che fu costruito, come il Museo Fisogni, grazie alla passione della famiglia Pezzo, che nel 1964 aprì la propria concessionaria dedicata al marchio tedesco e nel 2005 questo splendido Museo.

Il Museo Tullo Pezzo

I materiali informativi BMW dell’epoca, riguardo alla Serie 3 sostenevano appunto che “una vettura coupé non deve esser vista unicamente come un mezzo che aumenta la gioia di guidare”, piuttosto come il giusto compromesso tra velocità e praticità: “tra una sportività portata al limite con restrizioni nello spazio e rinuncia al buon comfort, e molto comfort con limitate caratteristiche sportive, esiste una via di mezzo cioè il coupé BMW. […] Un perfetto connubio tra un carattere spiccatamente sportivo e la sensazione di spaziosità di una berlina”. In pratica, “una sintesi di grande potenza, straordinaria sicurezza, magnifico comfort”, il tutto caratterizzato esteticamente dal tipico “stile BMW”, che serviva “da filo di collegamento” tra i vari modelli della casa tedesca. Queste parole, in effetti, sembrano in effetti rispecchiare appieno l’analisi di Quattroruote!

Una brochure dall’archivio del Museo Tullo Pezzo

In questo interessante documento è degna di nota anche la sezione sulla sicurezza, che analizzava nel dettaglio le caratteristiche dell’abitacolo delle BMW, considerato una vera “cellula di sicurezza” per i viaggiatori. 

Insomma, gli anni ’70 furono un decennio di grande rinnovamento per le case automobilistiche e in particolare per la BMW, che lanciò una nuova generazione di vetture che le permisero di accelerare la propria crescita e diventare un punto di riferimento nel settore automobilistico.

Trasformazioni che non riguardarono solo le automobili, ma anche i distributori di carburante, come testimonia la collezione del Museo Fisogni, che andarono sempre più standardizzandosi e modernizzandosi, con l’introduzione, sul finire del decennio, dei primi modelli elettronici.

Distributore di benzina anni ’60-70, Museo Fisogni

Marco Mocchetti

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