L’automobile come oggetto d’arte

Le prime vetture parcheggiate in un museo

Tra le invenzioni più straordinarie degli ultimi due secoli vi è l’automobile – un oggetto che ha segnato drasticamente la storia dell’uomo.

Invenzione nata da Karl Benz nel 1886, da più di un secolo accompagna le nostre vite e ne è diventata parte integrante, al punto che sarebbe impossibile immaginare una quotidianità senza.

Nata con una precisa funzione, quella di soddisfare le necessità di spostamento delle persone in modo pratico, economico e in tempi sempre più ridotti, l’automobile è diventata nel corso del tempo un oggetto di culto: ne sono testimonianze le innumerevoli collezioni e musei sparsi per tutto il mondo, diversi dei quali – come il Museo Fratelli Cozzi di Legnano – collaborano con il Museo Fisogni nella creazione di iniziative eterogenee ed uniche.

Il Museo Fratelli Cozzi di Legnano, dedicato all’Alfa Romeo

L’automobile consacrata sull’altare dell’arte

Spesso si è parlato di auto nell’arte come oggetto di raffigurazione, un oggetto che a partire dal Futurismo ha rappresentato il mito della modernità e cui estetica è stata celebrata in quanto manifestazione della nuova era.

<< L’automobile? è più bella della Nike di Samotracia! >> – così affermava Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Movimento più rivoluzionario del primo ‘900 da cui si è sviluppato il gusto per le forme aerodinamiche associate alla velocità, incarnate dal mezzo più innovativo del secolo.

In questo scenario sono gli artisti a decretare un soggetto interessante e farne il simbolo della propria ideologia; un oggetto comune, quindi, viene prelevato dal contesto ordinario e reso degno di rappresentazione, elevato ad un livello intellettuale.

Vi siete mai chiesti quando è stata la prima volta che una vera e propria automobile è stata oggetto di interesse per una istituzione culturale? Questa riflessione apre un dibattito davvero insidioso in merito al ruolo che le istituzioni hanno avuto e tutt’oggi hanno nel decretare che cosa può essere definito arte; la questione diventa ancora più delicata quando si parla di oggetti del contemporaneo. Di certo, a proposito di questo, la storia delle prime automobili in mostra ha davvero dell’incredibile.

1951, 8 automobili al Moma di New York

https://www.moma.org/calendar/exhibitions/2928 – Moma New York. Mostra: 8 Automobiles, 1951.

Era il 28 agosto 1951 quando al Museo di Arte Moderna di New York MOMA, veniva inaugurata la mostra 8 automobiles.

Considerato come uno dei templi dell’arte moderna, il museo consacrò così la mitica automobile a oggetto culturale, facendo da apripista alla lunga lista di musei e collezioni dedicate alle 4 ruote.

L’obiettivo della mostra era quello di ragionare sull’estetica del design dell’automobile, elevando le vetture allo status di arte, riconoscendone un valore estetico al pari di sculture.

“Le automobili sono sculture vuote e rotolanti. Hanno spazi interni corrispondenti a una forma esterna, come gli edifici, ma lo scopo estetico del progettista è quello di racchiudere le parti funzionanti di un’automobile, così come i suoi passeggeri, in un pacchetto che suggerisca un movimento diretto lungo il suolo.”

Tutte le automobili erano state selezionate per la loro eccellenza dal punti di vista artistico e per la loro attinenza ai problemi contemporanei del design delle autovetture.

La mostra comprendeva auto progettate tra il 1930 e il 1951 in America, Francia, Inghilterra, Germania e Italia.

Le 8 protagoniste erano: una Mercedes SS del 1930; una Cisitalia del 1946; una Bentley del 1939; una Talbot del 1937; una Jeep del 1941; una Cord del 1937; una MG modello TC del 1948; una Lincoln Continental del 1941. Tutti modelli che, fatta eccezione per la Jeep, erano stati progettati e prodotti in Europa.

Il motivo del curatore era chiaro: “A volte si dice che i progettisti automobilistici europei raggiungano uno standard così elevato perché sono preoccupati per problemi relativamente semplici. L’auto sportiva costosa e frivola dovrebbe essere più facile da progettare, rispetto all’auto economica di dimensioni familiari. Ma la sobrietà, non meno della frivolezza, ha diritto al meglio, e i principi del buon design che si trovano applicati alle auto sportive possono, naturalmente, essere applicati altrettanto efficacemente alle automobili più grandi, siano esse per uso sportivo o familiare, sfruttate pazientemente a mano o rotolati fuori dalla catena di montaggio a migliaia.

Molte auto europee lo dimostrano. La Bentley di Pinin Farina è un’auto di dimensioni familiari che si abbina alla sua Cisitalia per sottigliezza e verve.”

La mostra, attraverso i modelli esposti, evidenziava due approcci progettuali: l’involucro (incarnato dalla sportiva Cisitalia 202) e la scatola su ruote (esemplificata dalla Jeep Willys-Overland). Le vetture fanno oggi parte della collezione permanente del Moma.

Pinin Farina con una Cisitalia 202

Sono passati ormai 70 anni da questa mostra che, attraverso il proprio catalogo, ci offre una preziosa testimonianza sul design e sulla concezione dell’automobile negli Stati Uniti; è interessante notare come i modelli europei hanno iniziato a circolare ampiamente in America, affermando già ai tempi il prestigio del design europeo oltreoceano.

New York, d’altro canto, non si potrebbe immaginare se non con le sue grandi strade ed insegne luminose che ne arredano il tessuto urbano, e di cui i servizi per le automobili hanno iniziato ben presto a far parte, documentati nelle opere pittoriche da artisti come Edward Hopper. Se volete immergervi però in un’esperienza unica e reale, proprio in Italia si trova il Museo Fisogni; con la più ampia collezione al mondo di pompe di benzina originali, esso racconta più di un secolo di storia dell’automobile!

Kimberly Fabbri

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